Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




sabato 6 gennaio 2018

Lolli vince il Premio Tenco 2017

Questo 2017 appena passato ha portato tante cose negative, fra precariato sempre più crescente, famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, personaggi di potere sempre più pericolosi e, non ultima una cosa di cui ho parlato spesso in passato nei social, e cioè il peggioramento continuo del modello di musica che ci costringono ad ascoltare, soprattutto grazie ai talent che abbattono il modo di scrivere canzoni, appiattendone purtroppo i contenuti.

Eppure da quest'ultimo punto di vista il 2017 qualcosa di buono l'ha anche portata. Ho già scritto in questo post precedente dell'ultimo premio Bertoli da poco concluso, che ha fatto vedere davvero dell'ottima scrittura in alcuni giovani cantautori e la vincita del Premio Pierangelo Bertoli alla carriera da parte di Guccini. Ma è stato il Premio Tenco che nel 2017 mi ha riservato, e non solo a me, una sorpresa incredibile, scuotendo un po' tutto il piattume di cui parlavo poco fa. Ebbene sì, dopo tanti anni si risente parlare del mio Claudio Lolli al Premio Tenco, e non certo in modo marginale, ma alla grande in un modo prepotente, come lui stesso non ama essere, ma che stavolta è stato assolutamente inevitabile! La Targa Tenco 2017 come miglior disco dell'anno è andata all'ultimo lavoro di Claudio, Il grande freddo!

Immagine del'ultimo CD di Lolli

Anche noi lolliani siamo rimasti a bocca aperta, non ce lo aspettavamo, ma soprattutto non ci aspettavamo che questo che probabilmente sarà purtroppo l'ultimo disco di Lolli sarebbe stato così bello, non solo come parole, ma soprattutto come musica.

Quando ho sentito Claudio per fargli i complimenti, lui mi ha detto di essere molto felice di non averci deluso con questo suo ultimo lavoro. Deluso? Non sarebbe mai stato possibile, almeno per me, ma devo dire che non solo non ci ha deluso, anzi è riuscito addirittura a stupirci!

I testi sono ovviamente qualcosa di meraviglioso. Claudio riesce a parlare del suo argomento preferito, la morte che arriva per tutti, paragonandola a una fotografia sportiva (La fotografia sportiva) e definendola un pressing pazzo per l'infelicità, dei suoi desideri ancora nascosti di rivoluzione e di condivisione nella meravigliosa Non chiedere, che è anche la preferita di Maria e che racconta del travaglio interiore di un uomo che "non dorme, ma dovrebbe", perché lotta con la sua solitudine, del grande freddo rappresentato da quello che sono diventati i rapporti umani oggi, un freddo che ci viene quasi imposto e che spesso si trasforma in ipocrisia (Il grande freddo, che dà il titolo all'album). In aggiunta a queste c'è la canzone Sai com'è, la storia di un comandante partigiano, Giovanni Pesce, spiegata qui dal mio vecchio amico Riccardo Venturi nel suo sito Canzoni contro la guerra, canzone che sigla ancora una volta il sodalizio fra Lolli che ne ha scritto il testo, e Marino Severini dei Gang che ne ha scritto la musica. Un altro pezzo che non voglio trascurare si intitola Principessa Messamale, in cui parla ancora di un mondo che una volta era bello e che ora non c'è più, descrivendo questa principessa che sì è messa male, ma che il protagonista ama incondizionatamente e indipendentemente dalle sue condizioni. Chiudono il disco tre canzoni, Prigioniero politico che esprime come una metafora la condizione attuale, Gli uomini senza amore in cui ricalca in parte quello che ha voluto dire ne "Il grande freddo", e 400000 colpi, quest'ultima molto autobiografica ripresa in parte dal suo libro Lettere martimoniali, che consiglio vivamente di leggere anche se è un po' forte, come lui stesso dice.

Dopo questa breve carrellata sul contenuto del disco, voglio spendere due parole sui musicisti. Roberto Soldati e Danilo Tomasetta sono gli storici musicisti degli zingari felici, sempre vicinissimi a Claudio, e che hanno fatto un lavoro immenso con gli arragngiamenti. Non può mancare il nostro Paolo Capodacqua, compagno di viaggio di Claudio da oltre vent'anni ormai, che con i suoi inconfondibili arpeggi ha accompagnato Claudio in tanti anni di concerti, dei quali io ne ho visti sicuramente più della metà, come sa chi mi legge da tempo. Dall'attacco di Principessa messamale si capisce immediatamente che la chitarra è la sua! Gli altri musicisti sono Nicola Alesini, Felice Del Gaudio, Giorgio Cordini, Pasquale Morgante, Alberto Pietropoli e Lele Veronesi. A tutti loro va un grazie per essere stati vicini a Claudio che ha registrato praticamente tutto insieme a loro da casa sua. Per finire, i disegni che troneggiano in tutto l'album, in tutti gli articoli social che parlano del disco, nei gruppi Facebook e in tanti altri link. Sono di Enzo De Giorgi, bravissimo davvero! Avevo scritto anche questo post per raccontare come avevo saputo della sua esistenza :-)

Manca ancora una cosa da dire. Come questo disco è stato prodotto. Come sappiamo, Lolli non ama il mondo delle case discografiche attuale, che impone soltanto in base a un mercato pilotato, sia agli ascoltatori che agli autori. E così, per poter dire ciò che voleva dire e soprattutto per poter tirare fuori un lavoro vicino a noi, che noi suoi estimatori potessimo amare, senza imposizioni, lui e i musicisti si sono inventati una campagna di Crowdfunding, presentata tramite questo video con disegni di Enzo De Giorgi.

Presentazione da parte di Claudio del progetto di Crowdfunding

Partecipare a questo progetto è stato bellissimo, anche io e Maria nel nostro piccolo non solo abbiamo contribuito personalmente, ma abbiamo anche convinto tanti altri nostri amici a crederci! E devo dire che siamo stati ripagati ampiamente! Grazie davvero Claudio, ti vogliamo bene!

domenica 31 dicembre 2017

Passaggio illustre in Piedi dal vivo

Voglio dedicare quest'ultimo post dell'anno a una bellissima cosa che è successa proprio a dicembre, e a cui sia io che Maria tenevamo da parecchio tempo!

Anche se negli ultimi 3 anni ho scritto meno, avere aperto quasi 10 anni fa questo blog mi ha fatto molto bene, una delle ragioni è perché sono riuscito a rimanere a volte con me stesso a pensare e a riflettere scrivendo su quel che sarà e "quel che è stato di me"...ecco ci risiamo, ancora una volta mi ritrovo a citare Lolli, la canzone in questione è Viaggio, vi propongo qui quando ce l'ha dedicata, visto che è una delle canzoni che ha segnato la vita di me e Maria insieme.


Torniamo a noi. Aprire questo blog non mi ha dato solo l'occasione di ritrovarmi, di scoprire sempre di più l'amore nei confronti di Maria, di parlare dei miei padri, di politica, di affetti, di amicizia, di musica e tanto altro, ma anche di scoprire persone straordinarie che mi hanno dato tanto, e a cui anche io spero di aver dato nel modo in cui so fare! E fra queste persone alcune sono, appunto, passate in Piedi dal Vivo :-)  Ebbene sì, la rispiego. Nella canzone che fa da presentazione del blog (ce n'è un piccolo assaggino in alto quando si apre il mio blog) e che si intitola Analfabetizzazione, che naturalmente è di Lolli, c'è una frase che ho fin dall'inizio considerato mia, e che ho adottato come mia firma sia nel personale che al lavoro. "E i miei amici io li ho chiamati piedi perché ero felice quando si partiva" è la frase, che ho pensato bene di adottare anche nei blogroll! "Piedi dal vivo" sono gli amici che conosco di persona, "Piedi di blogger" sono gli amici conosciuti qui in blogspot come Sara, Berica, Nellina, Giovanna, Diego l'Alligatore con Elle, Luca, Cristiana, Giulia con Mirko, Milena, Mauro, Adriano, Alessandro, Alberto, Costantino, Silvia, e altri, ma che non ho avuto il piacere di conoscere (fra questi il grande Aldo il Monticiano che ci ha lasciato purtroppo da poco e Ambra, mancata anche lei l'anno scorso, a cui mando un abbraccio fortissimo) e altri che invece ho avuto la grande fortuna di conoscere e abbracciare, come Nicola alias zio Scriba, che mi ha riempito di affetto e la cui scrittura dovrebbe essere un esempio per tutti, Roberto Robydick con il suo mitico blog dedicato alle recensioni cinematografiche, con cui ho avuto l'onore di collaborare e che purtroppo ha smesso di scrivere da un po', il mio omonimo Domenico Baol, l'amico più social qui su blogger, la piccola Sarah Maraptica a cui voglio molto bene che purtroppo non scrive più ma che ogni tanto sento ancora, la compagna Rossella purtroppo scomparsa da blogger e che non sento più da tempo, Simona, con cui condivido di tanto in tanto pensieri su Facebook e infine Cristina, che non blogga più da tempo ormai ma che è diventata una delle fotografe più richieste della provincia di Messina!

Mi andava di raccontare la mia esperienza qui dentro in blogger perchè fra tutti i nomi che ho citato, oltre agli amici che già conoscevo anche senza blogger, ne manca uno conosciuto qui. Appunto un nome illustre, che seguivo sempre con interesse, visto che ci accomuna la passione per i viaggi. Lei però è molto più esperta di me, la sua esperienza con i viaggi è notevole, e il suo blog nonchè le sue pagine social sono seguitissime e fatte veramente bene. Prima lei faceva parte della lista degli amici blogger che non conoscevo. Ma ora, con un colpo di coda (visto che ce lo ripromettevamo da tempo), è passata autorevolmente in Piedi dal Vivo!  Natutalmente sto parlando della carissima Monica Nardella, conosciutissima come Turista di Mestiere che dà anche il nome al suo blog!

Monica e io

Avere Monica e Tore qui a cena da noi è stato bellissimo! Tore è simpaticissimo e Monica è una persona splendida. La sua cultura su viaggi e turismo è immensa, e abbiamo chiacchierato tantissimo insieme sia di viaggi, sia di tante altre cose come il reciproco amore per Napoli, la pizza la pastiera e i suoi panorami, o come il fatto che mi piace tanto passare per Gaeta, da cui loro provengono, e mi piacciono tanto le famose olive di Itri, che sta appunto vicino a Gaeta, tanto che quando gliel'ho detto Monica si è rammaricata perché avrebbe voluto portarcele :-). Il tempo è volato talmente veloce, che alla fine ci sentivamo tutti in credito!  E adesso che il LA è stato dato, speriamo di ripetere :-) Grazie di cuore Monichina per essere stata con noi, hai visto, alla fine ce l'abbiamo fatta! :-)

domenica 19 novembre 2017

E un altro Premio Bertoli è andato

Il titolo di questo post non è casuale! Sono sicuro che, fra coloro che lo leggeranno, in molti faranno la mia stessa associazione di idee :-) Fra un po' se ne capirà la ragione!

Quello di sabato scorso, 11 novembre, è stato il mio terzo premio Bertoli su cinque, il primo tre anni fa nel 2014 a Sassuolo, la città natale di Pierangelo, poi ne ho saltato uno nel 2015, e gli ultimi due li abbiamo vissuti a Modena nel 2016 e quest'anno, dentro il bellissimo Teatro Storchi che una settimana fa traboccava di calore umano e anche di arte, come si vede da quest'immagine, in cui mentre aspettavamo l'inizio della serata ammiravo la bellissima volta del teatro, che ha ospitato quella che sarebbe stata una serata indimenticabile.

Volta Teatro Storchi Modena

Per me e Maria è cominciato con un'emozione davvero fortissima! Quella di riabbracciare Luca Bonaffini, a cui voglio molto bene, dopo tanti anni. Nella foto che segue lo vedete parlare del suo ultimo libro, Eterni secondi, con Andrea Barbi, grande mattatore della serata.

Andrea Barbi e Luca Bonaffini

Come dicevo prima, quest'anno il Premio Bertoli è stato sicuramente il più bello fra tutti i precedenti, il più emozionante, con musica e parole di altissima qualità fra i cantautori emergenti, fra cui ha trionfato il ragazzo tarantino Salvario, ma abbiamo apprezzato anche tutti gli altri, io in particolare i due ragazzi napoletani che sono Livio Livrea e Pierpaolo Iermano, che hanno sfoderato una carica incredibile. A questo si aggiungono scelte davvero azzeccatissime anche per i "big" vincitori dei quattro premi tradizionali, Simone Cristicchi, Zen Circus, i Tazenda e infine...qui si capisce il titolo, Francesco Guccini ha vinto il Premio Pierangeo Bertoli alla carriera. Ovviamente lui non ha cantato, ma ci ha pensato il nostro Alberto Bertoli a fare una carrellata di alcune delle canzoni del Guccio, prima che Guccini iniziasse come sempre a dispensare battute su battute. Tutto davvero molto emozionante. Sarebbe da vedere assolutamente il video di Alberto che lo interpreta, spero che venga messo presto su YouTube. Attualmente è disponibile su Facebook, nel gruppo A muso duro. Bellissime le parole di Bruna, dolcissima ma anche combattiva moglie di Pierangelo, quando ha dato il premio a Guccini, che ha ricordato di come "questo signore" ci abbia rappresentato pienamente un po' tutti in "quegli anni"!

Guccini con Bruna Pattacini

Chiudo questo post con una persona, silente ma non tanto!  Si tratta di Marco Dieci, storico maestro sempre a fianco di Pierangelo Bertoli! E' stato un grande sotto tutti i punti di vista! Il titolo di maestro gli si cuce perfettamente addosso. Tuttofare sul palco, non solo musicalmente, ma anche con il suo saper essere un vero mentor per tutti i ragazzi che si sono susseguiti con i suoi consigli e il suo carisma. Se la serata è stata straordinaria, una grossa fetta della sua riuscita la si deve a Marco!


Marco Dieci, foto presa dal suo profilo Facebook

Questo bellissimo fine settimana poi non poteva concludersi meglio! Il giorno dopo c'è stato il pranzo con tutti gli amici del fan club Bertoli, che ci ha scaldato letteralmente il cuore. Avevo scritto questo post su quello di tre anni fa, che fu solo l'inizio. Di quest'anno non scriverò nulla, semplicemente dico che l'affetto di alcuni amici, vecchi e nuovi, è stato incredibile e soprattutto inaspettato. Nel gruppo A muso duro ci sono tante bellissime immagini di quei momenti, grazie a tutti per averle postate. Ne aggiungo una, scattata a me, Maria e Nino da Federica D'Adamo (grazie Federica).


Nino, io e Maria

Una cosa è certa, l'anno prossimo ci saremo ancora!
Nico


PS. Grande Silvio Sconza, che era anche lui al pranzo di domenica e da cui ho ricevuto un abbraccio talmente affettuoso che mi ha lasciato senza parole! Grazie Silvio! Ha pubblicato lui il video di Alberto Bertoli che con una grinta pazzesca ha fatto quella carrellata di alcune canzoni del Guccio di cui vi parlavo prima. Quindi è inevitabile aggiungerla qui, anche a posteriori! Grande Alberto!

  Alberto Bertoli fa un bellissimo medley di Guccini

sabato 21 ottobre 2017

Lotta, dolcezza e ultimi...ovvero Gianmaria Testa

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei
e con la mano che non veda nessuno
con questa mano ti saluterei.

Gianmaria Testa - Dentro la tasca di un qualunque mattino

Eccolo, io l'ho conosciuto così Gianmaria Testa, con questa canzone che definire capolavoro di dolcezza, amore, umiltà e tenerezza è dir poco! L'ho conosciuto purtroppo solo qualche anno fa, e so benissimo di essermi perso molto negli anni 90, non immaginate quanto avrei desiderato averlo conosciuto prima. Ma anche da poco prima che mancasse e soprattutto dopo di recupero ne ho fatto, e pure tanto devo dire! Infatti una cosa che mi dice sempre Maria, che come sapete è la donna che mi sta accanto da quindici meravigliosi anni, è il fatto che preferirebbe avere sullo stereo della macchina una raccolta mista delle nostre canzoni, quelle dei cantautori, con la sola eccezione di Stefano Rosso, di cui a lei piace anche sentire più canzoni consecutivamente. Io fino a un po' di anni fa, soprattutto quando abitavo a Milano, amavo mettere in macchina tutti gli album di uno stesso cantautore, il mio Claudio Lolli per esempio, o gli altri miei miti come Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini, Fabrizio De André, Stefano Rosso appunto, Rino Gaetano, Angelo Branduardi, Pino Daniele, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, e ce ne sono altri da nominare...ma era tanto che non lo facevo più, seguendo il consiglio saggio di mia moglie :-)

Avevo in mente da tanto di parlarvi di quello che ha rappresentato per me Gianmaria Testa, e se mi sono deciso a farlo devo ringraziare soprattutto una mia amica, che in silenzio si è letta tanti miei post su questo blog, senza chiedere nulla in cambio, ma rendendomi molto felice proprio per la naturalezza e la spontaneità di questa cosa inaspettata, e per questo anche più bella.

Scoprire Gianmaria è stato un fulmine per me, un amore a prima vista, non sto a dirvi lo scombussolamento che ha rappresentato nella mia testa e nel mio cuore!  Non c'è stato niente da fare, mi sono scaricato tutti gli mp3 in attesa di comprare il cofanetto con tutti i suoi album, e ne ho fatto un CD che appena messo in macchina vi è rimasto per mesi e mesi, a dispetto dei consigli di Maria, senza che io riuscissi mai a cambiarlo! Il suo parlare di lavoro (per esempio di chi viene licenziato - Cordiali saluti), di lotta ("sono arrivati che faceva giorno uomini e donne all'altopiano...e hanno lasciato quello che non c'era fra la discarica e la ferrovia" - Seminatori di grano), di solidarietà ("io ogni mattina quando parto lascio aperta la porta se qualcuno verrà" - Polvere di gesso), di ultimi ed emarginati (il bimbo preso in giro perché non parla la lingua del paese in cui è stato portato - Ritals), il suo meraviglioso descrivere quello che lo circonda ("certe nostre sere hanno un colore che non sapresti dire, sospese fra l'azzurro e l'amaranto, vibrano di un rittmo lento" - Come le onde del mare), il suo parlare di amore...osservare la persona che si ama, è con questa canzone che voglio proseguire con questo post, appunto "Maria" (guarda caso)...una bellissima descrizione di ciò che si osserva della propria donna e di quanto sia importante starle accanto, proprio come me con Maria.

Maria ha due occhi che parlano per lei
mi guarda e mi dice che non va
se fosse proprio vero non so cosa darei
per rubarle tutto il tempo che non ha...

Gianmaria Testa - Maria

Anche il suo modo di parlare di ultimi è stupendo, lo fa con affetto e dolcezza, come per esempio quando parla come dicevo prima di emarginati e razzismo, del bimbo preso in giro perché non parla la lingua del paese in cui è stato portato in Ritals. Mi ha colpito molto questa canzone, i genitori che per necessità devono andare in Francia e si preoccupano di evitare traumi al loro bambino che, non parlando bene il francese, viene definito ritals.

E una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
lo sapevamo anche noi.

Gianmaria Testa - Ritals

Lo stesso odio contemporaneo di cui parla spesso Lolli.

Gianmaria è stato un cantautore completo, senza peli sulla lingua, e non si può non volergli bene. Sarebbe troppo lungo raccontare tutte quante le sensazioni che mi ha permesso di provare. Posso solo dire una cosa, bisogna trovarcisi con la sua musica e le sue parole per poter provare tutto questo, che spero davvero di cuore di essere riuscito a trasmettervi.

Un abbraccio
Nico

sabato 31 dicembre 2016

Come si scrivono le canzoni d'amore

In questi ultimi tempi una fissazione che ho da un po' di tempo si è intensificata, e cioè l'ascolto e la riscoperta delle canzoni d'amore. Ma detta così, direte voi, non sembrerebbe tanto una fissazione!  Lo diventa invece nel momento in cui continui a buttare un occhio a che quello che si ascolta oggi, a quello che soprattutto i poteri forti della discografia e dei media, con i loro talent show del piffero che hanno tantissimo di show ma assolutamente poco di talento, impongono di ascoltare. Ovvero canzoni d'amore, solo canzoni d'amore, che non dicono assolutamente nulla, diciamolo. "Muoio per te, addirittura brucio per te...ovvero mi prostituisco per te, non lasciarmi mai, ti voglio, ti cerco, mi vuoi, mi cerchi, mi fai male, ti faccio male, amore grande, penso solo a te" sono solo alcuni esempi...che poi anche con questi esempi qualcosa di decente si potrebbe scrivere. E da qui viene questa fissazione...su come si scrivono, secondo me, le canzoni d'amore!

Quando ho detto poco talento pensavo per esempio ai ragazzi del Volo...tanta voce e quindi tanto talento, ma per me assolutamente sprecato. Avranno vinto un certo festival di cui non ricordo il nome (Lolli qui insegna), ma le parole di quella canzone sono proprio prive di un qualsiasi elemento innovativo, cariche di banalità e da cui i ragazzi non traggono nessun tipo di insegnamento. Sicuramente la nostra Nellina saprebbe scrivere bene anche su questo tipo di musica, cogliendone anche i lati positivi, ma io non ne sono capace, per me con la musica si deve dire qualcosa, e come diceva De André quando non si ha più nulla da dire è meglio restarsene a casa.

Il primo vero brivido che mi ha portato a fare mio il titolo di questo post è stato quando, un paio di mesi fa, ho riascoltato questa canzone di Stefano Rosso intitolata Via della Scala (che non è la più conosciuta Letto 26 e che qualcuno conosce come Vado via). Quando l'ho risentita mi sono venuti i brividi a mille e la prima cosa che ho pensato è stata "Così si scrivono le canzoni d'amore cazzo, così!"



E' vero che la speranza è l'ultima a morire, ma non credo proprio che autori e interpreti, che sono appunto il prodotto degli attuali poteri forti di cui parlavo prima e che purtroppo dominano la scena, impareranno mai a scrivere così o a scegliere di cantare così. I temi sono spesso gli stessi di questa stupenda canzone di Stefano, ma c'è un abisso nel modo di raccontarli. Che imparino da lui!

Altri due esempi di come, sempre secondo me si scrive una canzone d'amore.

La classica Luci a San Siro di Vecchioni:



Mi ricordo che Guccini, prima di cantarla al Premio Tenco, disse "Maledizione, perché non l'ho scritta io!"

Il secondo esempio è dato dalla più recente e forte Ingenuo e romantico di Cristiano De André:



Ecco, così secondo me si scrivono le canzoni d'amore!

Un buon anno a tutti, e permettetemi di chiudere il post aggiungendo un'ultima canzone d'amore a cui sono molto, ma molto affezionato. Naturalmente è di Claudio Lolli!

giovedì 22 dicembre 2016

Non andare vai

Ho ritrovato la bozza di un post che avevo scritto tantissimi anni fa, in un momento particolare della mia vita in cui sentimentalmente ero abbastanza instabile. Ora le cose sono molto diverse e di tempo ne è passato, le insicurezze si sono mitigate parecchio anche grazie alla persona che mi è accanto ormai da quasi 15 anni, e la paura di parlare si è praticamente ridotta a un lumicino. Rileggerlo è stato quasi ripercorrere un itinerario interiore, camminare dentro sé stessi, emozionarsi sia per quello che si è provato, sia per la consapevolezza di quello che si è oggi. Il post ormai non esiste più in rete, e per questo mi va di condividerlo qui. Anche per ringraziare in un modo insolito la mia Maria di esserci.

Non andare vai, non restare, stai, non parlare, parlami di te. Quante volte abbiamo sentito nostre queste parole! Una paura fottuta di affrontare una persona, di sentirsi dire parole che temi... o forse che sai ti verranno dette... paura di non saper dire quelle parole che vorresti dire e soprattutto nel modo in cui le vuoi dire... paura di non far capire bene quello che hai dentro... paura che tante cose possano essere fraintese e possano farti perdere definitivamente una persona che fa parte della tua vita ("Tu non sai le domande, ma non risponderei per non strascinare parole in linguaggio d'azzardo") ...paura che ti dà l'istinto di non parlare. Vorresti che lei non parlasse, ti piacerebbe lasciarti trascinare solo dalle sensazioni ("non parlare, non dire più niente se vuoi, lascia farlo ai tuoi occhi e alle mani"). Ma, nello stesso tempo, voglia di sentirsi dire tutto, anche sapendo che molte cose potranno farci male, voglia di chiarezza, voglia di ascoltare e capire, voglia di far capire, di raccontarsi, di spiegare e, molto spesso, di spiegare a noi stessi attraverso la persona che hai davanti quelle poche parti di noi stessi che non ancora conosciamo nemmeno noi.  E' bello quando si riesce a superare tutte queste paure... no, non e' esatto, perché le paure restano sempre e bisogna conviverci. E' bello quando quella "voglia" di cui parlavo ha il sopravvento sulle "paure" e ci consente di riacquistare quella situazione di "parità" con l'altra persona, contrapposta allo stato di svantaggio o vantaggio che normalmente non è bello in nessun tipo di rapporto affettivo, che sia d'amore o di amicizia.  Restare e parlare di te... di noi... anche quando le circostanze non aiutano e il cuore batte forte ("eri bella lo so, e che bella che sei, dicon tanto un silenzio e uno sguardo"), alla fine è sempre la cosa più appagante. Guccini dice "non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove"... beh, dopo averlo fatto, dopo aver chiarito, dopo esserti confrontato con te stesso, ti senti veramente bene e pronto per ricominciare, perché sai che solo quello può essere un punto di ripartenza, sai che quello è un periodo che contemporaneamente finisce e nasce, e sei sicuro di entrambe le cose forse come non lo eri mai stato. E' come andare da Milano a Roma!  Se non si arriva prima a Firenze, a Roma non ci si arriverà mai!  E il viaggio da Firenze a Roma, quando riesci a farlo, è più bello e ti dà più serenità!  Ti credevi stupido, e ora ti piaci di più, ti stimi di più, e non è poco.  Ti rendi conto che hai tante cose dentro da dare, ma anche da ricevere!

Canzone delle domande consuete è una bellissima canzone di Guccini, che a me e Maria piace molto. Faceva parte della nostra prima colonna sonora, quella che ci ha fatto innamorare. Le domande che mi feci saranno state forse consuete, ma per me hanno significato molto, e non posso fare a meno di ringraziare ancora una volta Maria, ma anche quegli amici di allora, molti dei quali mi piacerebbe tanto rivedere, perché senza il loro affetto e la loro vicinanza, anche da lontano per qualcuno di loro, forse quel momento non lo avrei superato così presto e così bene.
 

domenica 11 dicembre 2016

Liceali e futuro

Volevo raccontarvi di un'esperienza appena vissuta, che definirei decisamente entusiasmante oltre che incredibilmente commovente.

Il mese scorso una cara amica, con cui siamo cresciuti insieme e che ora è professoressa in un liceo scientifico di Lanciano in provincia di Chieti, mi ha prospettato l'idea di fare due chiacchiere con i suoi studenti parlando loro della mia esperienza lavorativa e del loro futuro. Io, che ho sempre amato la scuola come professore, cosa che avrei voluto fare da grande, grazie agli insegnamenti di mio padre che ha vissuto la sua esistenza per la famiglia e per la scuola diventando uno dei professori più amati di sempre a Chieti, ho accettato volentieri di incontrare i suoi ragazzi.  L'idea di Emanuela poi con i giorni è cresciuta, e così ho ricevuto un invito ufficiale da parte della sua scuola come relatore a una conferenza che avrebbe ospitato non solo le classi di Emanuela, ma anche tutte le altre terze della scuola, il Liceo Scientifico Galilei di Lanciano, uno dei più frequentati in tutto l'Abruzzo.  Scoprii poi che il tutto è partito da alcuni miei video che si trovano con una semplice ricerca su Google, in cui ci sono alcuni miei interventi presso Università italiane e straniere e presso l'IBM Academy of Technology :)

E così martedì scorso, fra l'entusiasmo mio e di Emanuela, dopo aver lavorato anche di notte nei giorni precedenti per preparare del materiale che potesse essere gradito dai ragazzi, sono andato a Lanciano per fare questa conferenza.  Confesso che un po' di timore c'era, 16 anni è un'età di protesta, con la quale il gap generazionale è quasi sempre evidente.  Sarebbe stato difficile parlare e dimostrare di essere dalla loro parte, scendendo dal facile piedistallo in cui spesso si rischia di salire e su cui, sono certo, molti sono saliti in questo tipo di eventi.  Ma io sono fatto così, pur sapendo di avere l'età che ho amo parlare da pari a pari con i ragazzi, mi piace metterli subito a loro agio facendomi dare del tu come io faccio con loro.  Ma queste accortezze sarebbero piaciute ai ragazzi?  Gli altri professori avrebbero gradito?  Ho deciso quindi di non pensarci, e di entrare tranquillo nell'Auditorium predidposto per l'evento dalla BPER di Lanciano, da cui sono stato accolto in maniera impeccabile.  Fra l'altro BPER è da sempre un mio cliente, e a Modena con loro ho condiviso tantissimi successi.

Prima sorpresa...l'aula comincia a poco a poco a riempirsi, fino a raggiungere quasi la capienza massima!



L'emozione ormai era alle stelle! Per BPER ci ha accolto Linda Zulli, che ringrazio di cuore, mentre la responsabile della conferenza, Annamaria Mililli, mi ha presentato ai ragazzi spendendo per me parole molto belle e generose.  Dovevo solo iniziare.

Ho cominciato a parlare della mia passione per la matematica fin da piccolino, quando conoscevo le targhe delle macchine e i numeri di telefono di tutti i parenti e amici, poi ho raccontato della parentesi al Liceo Classico, in cui paradossalmente oltre alla matematica mi piacevano anche il greco e il latino, e di come fra pallacanestro e musica iniziava a nascere la mia triade, basket chitarra e matematica, che poi avrebbe dato il nome a questo blog.  Ho parlato dell'Università di Matematica, del libro di problemi di scacchi pronto per la pubblicazione, ma di cui prestai la bozza che non mi è mai più tornata indietro :-(  Poi, per introdurre un argomento caldo per il loro futuro, e cioè quello di annotarsi sempre tutto ciò che si fa, ho parlato degli scacchi e della modalità di annotazione delle mosse, e ho poi tirato fuori dal cilindro un bell'esempio, quello di come ai tempi dell'università imparai scientificamente come risolvere il cubo di Rubik.


Voglio raccontarlo anche qui :-)  Quando lo comprai, stetti giorni e giorni interi a cercare di risolverlo, ma più di una faccia non si riusciva a fare. Dopo diversi giorni che continuavo a girare e a girare (ci scrissi su anche una canzone, pensate come stavo messo eheheh), mi venne in mente una genialata.  Fra me e me mi dissi: "Ma poi se lo dovessi risolvere, cosa che succederà, sicuramente non mi ricorderò come ho fatto!!!" :-)  E così decisi di cominciare a scrivermi le mosse che facevo, un lavoraccio ve lo assicuro, anche per capire con che notazione scriverle.  Dopo diversi giorni lo risolsi e...mi studiai tutte le mosse che mi ero annotato, capendo da lì quali fossero le mosse chiave per la risoluzione.  E così diventò un gioco da ragazzi poi risolverlo.  I ragazzi stavano in silenzio, e mi accorsi che mi guardavano quasi tutti in faccia, in gran parte sorridendo.  Il messaggio credo sia stato recepito benissimo, ovvero annotare ciò che si fa nella vita lavorativa è fondamentale per la propria crescita professionale, qualsiasi tipo di lavoro si scelga o ci si trovi a dover fare.

Pensavo di finire in un'ora, io che sono sempre abbastanza veloce quando presento, e invece dopo un'ora e mezzo stavo ancora parlando, con i ragazzi sempre più interessati, come dimostra quello che hanno fatto alla fine e che poi vi dirò.  Ho parlato di quello che faccio in IBM, di professioni, di eminence e di un modo per misurarla facendo una ricerca di sé stessi su Google, di mentoring, di IBM Academy of Technology e di comunità tecniche di eccellenza, di Mainframe, di Batch e di Transazionale, di sistemi operativi, di Cognitive, di Social Media e di come diventa ogni giorno più importante per il proprio futuro farne un utilizzo mirato e importante, della lingua inglese e di quanto sia diventata fondamentale nel mondo in cui viviamo, di come l'IBM promuove e valorizza i giovani, e su quest'ultimo punto nella preparazione del materiale mi hanno aiutato due ragazzi giovani a cui voglio molto bene e di cui sono uno dei tutor, Silvia Peschiera e Paolo Malavolta.

Sono rimasto impressionato e appagato, i ragazzi hanno ascoltato la mia conferenza con interesse e maturità, e anche i professori più qualcuno di BPER credo siano rimasti contenti e soddisfatti. L'applauso finale, lungo e sentito, mi ha letteralmente commosso e mi ha ripagato di tutte le nottate precedenti.

Altre due cose volevo ricordare qui prima di chiudere, che ormai non ne potete più di questo post così lungo :-)  La prima è che, fra le tante domande che mi hanno fatto, c'è quella di un ragazzo che mi ha chiesto quali sono le maggiori soddisfazioni che si possono avere nel mondo lavorativo, e che quindi io ho avuto.  La risposta è stata semplice.  Gli ho detto che le maggiori soddisfazioni, più che il lavoro stesso, sono le persone con cui si lavora, il feeling che si riesce a instaurare, il loro affetto e il loro apprezzamento, il dare sé stessi.  Esattamente come quello che stava succedendo lì con loro in quell'aula.  La seconda cosa invece, che mi ha commosso e emozionato tantissimo, è stata quella dei saluti finali.  I ragazzi hanno cominciato a salire sul palco per salutarmi, facendo tutti la fila per farsi una foto o un selfie con me, regalandomi emozioni incredibili!  Non ci ero abituato!  Mi sembrava di essere Robert De Niro :-) Queste sono le vere soddisfazioni, ragazzi!  Un'esperienza indimenticabile. Grazie a tutti voi!