Resistente nel tempo

e i miei amici io li ho chiamati piedi
perché ero felice solo quando si partiva...
(analfabetizzazione - claudio lolli)




sabato 21 ottobre 2017

Lotta, dolcezza e ultimi...ovvero Gianmaria Testa

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei
e con la mano che non veda nessuno
con questa mano ti saluterei.

Gianmaria Testa - Dentro la tasca di un qualunque mattino

Eccolo, io l'ho conosciuto così Gianmaria Testa, con questa canzone che definire capolavoro di dolcezza, amore, umiltà e tenerezza è dir poco! L'ho conosciuto purtroppo solo qualche anno fa, e so benissimo di essermi perso molto negli anni 90, non immaginate quanto avrei desiderato averlo conosciuto prima. Ma anche da poco prima che mancasse e soprattutto dopo di recupero ne ho fatto, e pure tanto devo dire! Infatti una cosa che mi dice sempre Maria, che come sapete è la donna che mi sta accanto da quindici meravigliosi anni, è il fatto che preferirebbe avere sullo stereo della macchina una raccolta mista delle nostre canzoni, quelle dei cantautori, con la sola eccezione di Stefano Rosso, di cui a lei piace anche sentire più canzoni consecutivamente. Io fino a un po' di anni fa, soprattutto quando abitavo a Milano, amavo mettere in macchina tutti gli album di uno stesso cantautore, il mio Claudio Lolli per esempio, o gli altri miei miti come Pierangelo Bertoli, Francesco Guccini, Fabrizio De André, Stefano Rosso appunto, Rino Gaetano, Angelo Branduardi, Pino Daniele, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, e ce ne sono altri da nominare...ma era tanto che non lo facevo più, seguendo il consiglio saggio di mia moglie :-)

Avevo in mente da tanto di parlarvi di quello che ha rappresentato per me Gianmaria Testa, e se mi sono deciso a farlo devo ringraziare soprattutto una mia amica, che in silenzio si è letta tanti miei post su questo blog, senza chiedere nulla in cambio, ma rendendomi molto felice proprio per la naturalezza e la spontaneità di questa cosa inaspettata, e per questo anche più bella.

Scoprire Gianmaria è stato un fulmine per me, un amore a prima vista, non sto a dirvi lo scombussolamento che ha rappresentato nella mia testa e nel mio cuore!  Non c'è stato niente da fare, mi sono scaricato tutti gli mp3 in attesa di comprare il cofanetto con tutti i suoi album, e ne ho fatto un CD che appena messo in macchina vi è rimasto per mesi e mesi, a dispetto dei consigli di Maria, senza che io riuscissi mai a cambiarlo! Il suo parlare di lavoro (per esempio di chi viene licenziato - Cordiali saluti), di lotta ("sono arrivati che faceva giorno uomini e donne all'altopiano...e hanno lasciato quello che non c'era fra la discarica e la ferrovia" - Seminatori di grano), di solidarietà ("io ogni mattina quando parto lascio aperta la porta se qualcuno verrà" - Polvere di gesso), di ultimi ed emarginati (il bimbo preso in giro perché non parla la lingua del paese in cui è stato portato - Ritals), il suo meraviglioso descrivere quello che lo circonda ("certe nostre sere hanno un colore che non sapresti dire, sospese fra l'azzurro e l'amaranto, vibrano di un rittmo lento" - Come le onde del mare), il suo parlare di amore...osservare la persona che si ama, è con questa canzone che voglio proseguire con questo post, appunto "Maria" (guarda caso)...una bellissima descrizione di ciò che si osserva della propria donna e di quanto sia importante starle accanto, proprio come me con Maria.

Maria ha due occhi che parlano per lei
mi guarda e mi dice che non va
se fosse proprio vero non so cosa darei
per rubarle tutto il tempo che non ha...

Gianmaria Testa - Maria

Anche il suo modo di parlare di ultimi è stupendo, lo fa con affetto e dolcezza, come per esempio quando parla come dicevo prima di emarginati e razzismo, del bimbo preso in giro perché non parla la lingua del paese in cui è stato portato in Ritals. Mi ha colpito molto questa canzone, i genitori che per necessità devono andare in Francia e si preoccupano di evitare traumi al loro bambino che, non parlando bene il francese, viene definito ritals.

E una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
lo sapevamo anche noi.

Gianmaria Testa - Ritals

Lo stesso odio contemporaneo di cui parla spesso Lolli.

Gianmaria è stato un cantautore completo, senza peli sulla lingua, e non si può non volergli bene. Sarebbe troppo lungo raccontare tutte quante le sensazioni che mi ha permesso di provare. Posso solo dire una cosa, bisogna trovarcisi con la sua musica e le sue parole per poter provare tutto questo, che spero davvero di cuore di essere riuscito a trasmettervi.

Un abbraccio
Nico

sabato 31 dicembre 2016

Come si scrivono le canzoni d'amore

In questi ultimi tempi una fissazione che ho da un po' di tempo si è intensificata, e cioè l'ascolto e la riscoperta delle canzoni d'amore. Ma detta così, direte voi, non sembrerebbe tanto una fissazione!  Lo diventa invece nel momento in cui continui a buttare un occhio a che quello che si ascolta oggi, a quello che soprattutto i poteri forti della discografia e dei media, con i loro talent show del piffero che hanno tantissimo di show ma assolutamente poco di talento, impongono di ascoltare. Ovvero canzoni d'amore, solo canzoni d'amore, che non dicono assolutamente nulla, diciamolo. "Muoio per te, addirittura brucio per te...ovvero mi prostituisco per te, non lasciarmi mai, ti voglio, ti cerco, mi vuoi, mi cerchi, mi fai male, ti faccio male, amore grande, penso solo a te" sono solo alcuni esempi...che poi anche con questi esempi qualcosa di decente si potrebbe scrivere. E da qui viene questa fissazione...su come si scrivono, secondo me, le canzoni d'amore!

Quando ho detto poco talento pensavo per esempio ai ragazzi del Volo...tanta voce e quindi tanto talento, ma per me assolutamente sprecato. Avranno vinto un certo festival di cui non ricordo il nome (Lolli qui insegna), ma le parole di quella canzone sono proprio prive di un qualsiasi elemento innovativo, cariche di banalità e da cui i ragazzi non traggono nessun tipo di insegnamento. Sicuramente la nostra Nellina saprebbe scrivere bene anche su questo tipo di musica, cogliendone anche i lati positivi, ma io non ne sono capace, per me con la musica si deve dire qualcosa, e come diceva De André quando non si ha più nulla da dire è meglio restarsene a casa.

Il primo vero brivido che mi ha portato a fare mio il titolo di questo post è stato quando, un paio di mesi fa, ho riascoltato questa canzone di Stefano Rosso intitolata Via della Scala (che non è la più conosciuta Letto 26 e che qualcuno conosce come Vado via). Quando l'ho risentita mi sono venuti i brividi a mille e la prima cosa che ho pensato è stata "Così si scrivono le canzoni d'amore cazzo, così!"



E' vero che la speranza è l'ultima a morire, ma non credo proprio che autori e interpreti, che sono appunto il prodotto degli attuali poteri forti di cui parlavo prima e che purtroppo dominano la scena, impareranno mai a scrivere così o a scegliere di cantare così. I temi sono spesso gli stessi di questa stupenda canzone di Stefano, ma c'è un abisso nel modo di raccontarli. Che imparino da lui!

Altri due esempi di come, sempre secondo me si scrive una canzone d'amore.

La classica Luci a San Siro di Vecchioni:



Mi ricordo che Guccini, prima di cantarla al Premio Tenco, disse "Maledizione, perché non l'ho scritta io!"

Il secondo esempio è dato dalla più recente e forte Ingenuo e romantico di Cristiano De André:



Ecco, così secondo me si scrivono le canzoni d'amore!

Un buon anno a tutti, e permettetemi di chiudere il post aggiungendo un'ultima canzone d'amore a cui sono molto, ma molto affezionato. Naturalmente è di Claudio Lolli!

giovedì 22 dicembre 2016

Non andare vai

Ho ritrovato la bozza di un post che avevo scritto tantissimi anni fa, in un momento particolare della mia vita in cui sentimentalmente ero abbastanza instabile. Ora le cose sono molto diverse e di tempo ne è passato, le insicurezze si sono mitigate parecchio anche grazie alla persona che mi è accanto ormai da quasi 15 anni, e la paura di parlare si è praticamente ridotta a un lumicino. Rileggerlo è stato quasi ripercorrere un itinerario interiore, camminare dentro sé stessi, emozionarsi sia per quello che si è provato, sia per la consapevolezza di quello che si è oggi. Il post ormai non esiste più in rete, e per questo mi va di condividerlo qui. Anche per ringraziare in un modo insolito la mia Maria di esserci.

Non andare vai, non restare, stai, non parlare, parlami di te. Quante volte abbiamo sentito nostre queste parole! Una paura fottuta di affrontare una persona, di sentirsi dire parole che temi... o forse che sai ti verranno dette... paura di non saper dire quelle parole che vorresti dire e soprattutto nel modo in cui le vuoi dire... paura di non far capire bene quello che hai dentro... paura che tante cose possano essere fraintese e possano farti perdere definitivamente una persona che fa parte della tua vita ("Tu non sai le domande, ma non risponderei per non strascinare parole in linguaggio d'azzardo") ...paura che ti dà l'istinto di non parlare. Vorresti che lei non parlasse, ti piacerebbe lasciarti trascinare solo dalle sensazioni ("non parlare, non dire più niente se vuoi, lascia farlo ai tuoi occhi e alle mani"). Ma, nello stesso tempo, voglia di sentirsi dire tutto, anche sapendo che molte cose potranno farci male, voglia di chiarezza, voglia di ascoltare e capire, voglia di far capire, di raccontarsi, di spiegare e, molto spesso, di spiegare a noi stessi attraverso la persona che hai davanti quelle poche parti di noi stessi che non ancora conosciamo nemmeno noi.  E' bello quando si riesce a superare tutte queste paure... no, non e' esatto, perché le paure restano sempre e bisogna conviverci. E' bello quando quella "voglia" di cui parlavo ha il sopravvento sulle "paure" e ci consente di riacquistare quella situazione di "parità" con l'altra persona, contrapposta allo stato di svantaggio o vantaggio che normalmente non è bello in nessun tipo di rapporto affettivo, che sia d'amore o di amicizia.  Restare e parlare di te... di noi... anche quando le circostanze non aiutano e il cuore batte forte ("eri bella lo so, e che bella che sei, dicon tanto un silenzio e uno sguardo"), alla fine è sempre la cosa più appagante. Guccini dice "non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove"... beh, dopo averlo fatto, dopo aver chiarito, dopo esserti confrontato con te stesso, ti senti veramente bene e pronto per ricominciare, perché sai che solo quello può essere un punto di ripartenza, sai che quello è un periodo che contemporaneamente finisce e nasce, e sei sicuro di entrambe le cose forse come non lo eri mai stato. E' come andare da Milano a Roma!  Se non si arriva prima a Firenze, a Roma non ci si arriverà mai!  E il viaggio da Firenze a Roma, quando riesci a farlo, è più bello e ti dà più serenità!  Ti credevi stupido, e ora ti piaci di più, ti stimi di più, e non è poco.  Ti rendi conto che hai tante cose dentro da dare, ma anche da ricevere!

Canzone delle domande consuete è una bellissima canzone di Guccini, che a me e Maria piace molto. Faceva parte della nostra prima colonna sonora, quella che ci ha fatto innamorare. Le domande che mi feci saranno state forse consuete, ma per me hanno significato molto, e non posso fare a meno di ringraziare ancora una volta Maria, ma anche quegli amici di allora, molti dei quali mi piacerebbe tanto rivedere, perché senza il loro affetto e la loro vicinanza, anche da lontano per qualcuno di loro, forse quel momento non lo avrei superato così presto e così bene.
 

domenica 11 dicembre 2016

Liceali e futuro

Volevo raccontarvi di un'esperienza appena vissuta, che definirei decisamente entusiasmante oltre che incredibilmente commovente.

Il mese scorso una cara amica, con cui siamo cresciuti insieme e che ora è professoressa in un liceo scientifico di Lanciano in provincia di Chieti, mi ha prospettato l'idea di fare due chiacchiere con i suoi studenti parlando loro della mia esperienza lavorativa e del loro futuro. Io, che ho sempre amato la scuola come professore, cosa che avrei voluto fare da grande, grazie agli insegnamenti di mio padre che ha vissuto la sua esistenza per la famiglia e per la scuola diventando uno dei professori più amati di sempre a Chieti, ho accettato volentieri di incontrare i suoi ragazzi.  L'idea di Emanuela poi con i giorni è cresciuta, e così ho ricevuto un invito ufficiale da parte della sua scuola come relatore a una conferenza che avrebbe ospitato non solo le classi di Emanuela, ma anche tutte le altre terze della scuola, il Liceo Scientifico Galilei di Lanciano, uno dei più frequentati in tutto l'Abruzzo.  Scoprii poi che il tutto è partito da alcuni miei video che si trovano con una semplice ricerca su Google, in cui ci sono alcuni miei interventi presso Università italiane e straniere e presso l'IBM Academy of Technology :)

E così martedì scorso, fra l'entusiasmo mio e di Emanuela, dopo aver lavorato anche di notte nei giorni precedenti per preparare del materiale che potesse essere gradito dai ragazzi, sono andato a Lanciano per fare questa conferenza.  Confesso che un po' di timore c'era, 16 anni è un'età di protesta, con la quale il gap generazionale è quasi sempre evidente.  Sarebbe stato difficile parlare e dimostrare di essere dalla loro parte, scendendo dal facile piedistallo in cui spesso si rischia di salire e su cui, sono certo, molti sono saliti in questo tipo di eventi.  Ma io sono fatto così, pur sapendo di avere l'età che ho amo parlare da pari a pari con i ragazzi, mi piace metterli subito a loro agio facendomi dare del tu come io faccio con loro.  Ma queste accortezze sarebbero piaciute ai ragazzi?  Gli altri professori avrebbero gradito?  Ho deciso quindi di non pensarci, e di entrare tranquillo nell'Auditorium predidposto per l'evento dalla BPER di Lanciano, da cui sono stato accolto in maniera impeccabile.  Fra l'altro BPER è da sempre un mio cliente, e a Modena con loro ho condiviso tantissimi successi.

Prima sorpresa...l'aula comincia a poco a poco a riempirsi, fino a raggiungere quasi la capienza massima!



L'emozione ormai era alle stelle! Per BPER ci ha accolto Linda Zulli, che ringrazio di cuore, mentre la responsabile della conferenza, Annamaria Mililli, mi ha presentato ai ragazzi spendendo per me parole molto belle e generose.  Dovevo solo iniziare.

Ho cominciato a parlare della mia passione per la matematica fin da piccolino, quando conoscevo le targhe delle macchine e i numeri di telefono di tutti i parenti e amici, poi ho raccontato della parentesi al Liceo Classico, in cui paradossalmente oltre alla matematica mi piacevano anche il greco e il latino, e di come fra pallacanestro e musica iniziava a nascere la mia triade, basket chitarra e matematica, che poi avrebbe dato il nome a questo blog.  Ho parlato dell'Università di Matematica, del libro di problemi di scacchi pronto per la pubblicazione, ma di cui prestai la bozza che non mi è mai più tornata indietro :-(  Poi, per introdurre un argomento caldo per il loro futuro, e cioè quello di annotarsi sempre tutto ciò che si fa, ho parlato degli scacchi e della modalità di annotazione delle mosse, e ho poi tirato fuori dal cilindro un bell'esempio, quello di come ai tempi dell'università imparai scientificamente come risolvere il cubo di Rubik.


Voglio raccontarlo anche qui :-)  Quando lo comprai, stetti giorni e giorni interi a cercare di risolverlo, ma più di una faccia non si riusciva a fare. Dopo diversi giorni che continuavo a girare e a girare (ci scrissi su anche una canzone, pensate come stavo messo eheheh), mi venne in mente una genialata.  Fra me e me mi dissi: "Ma poi se lo dovessi risolvere, cosa che succederà, sicuramente non mi ricorderò come ho fatto!!!" :-)  E così decisi di cominciare a scrivermi le mosse che facevo, un lavoraccio ve lo assicuro, anche per capire con che notazione scriverle.  Dopo diversi giorni lo risolsi e...mi studiai tutte le mosse che mi ero annotato, capendo da lì quali fossero le mosse chiave per la risoluzione.  E così diventò un gioco da ragazzi poi risolverlo.  I ragazzi stavano in silenzio, e mi accorsi che mi guardavano quasi tutti in faccia, in gran parte sorridendo.  Il messaggio credo sia stato recepito benissimo, ovvero annotare ciò che si fa nella vita lavorativa è fondamentale per la propria crescita professionale, qualsiasi tipo di lavoro si scelga o ci si trovi a dover fare.

Pensavo di finire in un'ora, io che sono sempre abbastanza veloce quando presento, e invece dopo un'ora e mezzo stavo ancora parlando, con i ragazzi sempre più interessati, come dimostra quello che hanno fatto alla fine e che poi vi dirò.  Ho parlato di quello che faccio in IBM, di professioni, di eminence e di un modo per misurarla facendo una ricerca di sé stessi su Google, di mentoring, di IBM Academy of Technology e di comunità tecniche di eccellenza, di Mainframe, di Batch e di Transazionale, di sistemi operativi, di Cognitive, di Social Media e di come diventa ogni giorno più importante per il proprio futuro farne un utilizzo mirato e importante, della lingua inglese e di quanto sia diventata fondamentale nel mondo in cui viviamo, di come l'IBM promuove e valorizza i giovani, e su quest'ultimo punto nella preparazione del materiale mi hanno aiutato due ragazzi giovani a cui voglio molto bene e di cui sono uno dei tutor, Silvia Peschiera e Paolo Malavolta.

Sono rimasto impressionato e appagato, i ragazzi hanno ascoltato la mia conferenza con interesse e maturità, e anche i professori più qualcuno di BPER credo siano rimasti contenti e soddisfatti. L'applauso finale, lungo e sentito, mi ha letteralmente commosso e mi ha ripagato di tutte le nottate precedenti.

Altre due cose volevo ricordare qui prima di chiudere, che ormai non ne potete più di questo post così lungo :-)  La prima è che, fra le tante domande che mi hanno fatto, c'è quella di un ragazzo che mi ha chiesto quali sono le maggiori soddisfazioni che si possono avere nel mondo lavorativo, e che quindi io ho avuto.  La risposta è stata semplice.  Gli ho detto che le maggiori soddisfazioni, più che il lavoro stesso, sono le persone con cui si lavora, il feeling che si riesce a instaurare, il loro affetto e il loro apprezzamento, il dare sé stessi.  Esattamente come quello che stava succedendo lì con loro in quell'aula.  La seconda cosa invece, che mi ha commosso e emozionato tantissimo, è stata quella dei saluti finali.  I ragazzi hanno cominciato a salire sul palco per salutarmi, facendo tutti la fila per farsi una foto o un selfie con me, regalandomi emozioni incredibili!  Non ci ero abituato!  Mi sembrava di essere Robert De Niro :-) Queste sono le vere soddisfazioni, ragazzi!  Un'esperienza indimenticabile. Grazie a tutti voi!

sabato 24 settembre 2016

Sviscerati in tutte le loro sfaccettature

Sopra l'oceano Atlantico, 24 settembre 2016

Sviscerati in tutte le loro sfaccettature :-) Nicola non può nemmeno immaginare quante risate, o forse dovrei dire sorrisi, mi si materializzano automaticamente da dentro tutte le volte che leggo questa frase, quasi senza accorgermene, mentre sono seduto al posto 29D del volo Alitalia AZ603 da New York a Roma con il mio iPad acceso con su l'ebook di Mailand acquistato prima di partire la settimana scorsa.


Pagina dopo pagina, parola dopo parola, mi sto appassionando a questa mia ennesima lettura ad alta quota...e ancora una volta devo ingraziare lo zione per questo, con la sua ironia, la sua dolcezza e la sua schiettezza. Altro capolavoro del mio amico questo "Mailand"!


Ci tenevo a scrivere questo brevissimo post in aereo, mentre vado avanti con la lettura e sono quasi arrivato alla fine in un batter d'occhio. Le descrizioni del Nick riescono a farti entrare dentro la storia, a farti vedere con i tuoi occhi i tre uffici, il bar, la pizzeria e la stanza, e perfino a farti appassionare al Risiko, anche se da ragazzo ci avrai giocato due o al massimo 3 volte. Del resto uno sfegatato detrattore di ogni tipo di guerra, anche nel caso dei giochi, lo sono sempre stato!

Bravo Nicola, ancora una volta! E di' la verità che è la prima recensione su Mailand che ricevi a lettura in corso e per giunta da un'altezza di quarantunomila piedi...ovvero circa dodicimila metri :-)

Nico

venerdì 5 agosto 2016

Quando è ora

La prima volta che ho sentito questa canzone di Maria Devigili ne sono rimasto letteralmente folgorato. Prima del grande piacere che ho provato nel conoscere Maria di persona. Le parole così incisive, così cariche di rabbia e che vanno dritte al problema, da allora mi tornano spesso alla mente. In questi giorni più che mai.



Spesso infatti, dai discorsi che faccio con le persone che mi stanno accanto, mi rendo conto che tutto quello che è successo e che continua a succedere, la mancanza di solidarietà, la voglia di avere sempre di più e sempre ad appannaggio di pochi, è in realtà quello che ci ha portato a questo punto.

Proprio oggi a tavola Maria, la mia Maria, quella compagna con cui condivido felice la mia vita, parlando con i suoi zii diceva appunto questo, che se le torte disponibili fossero veramente ad appannaggio di tutti, se ci si sapesse accontentare veramente tutti e ci fosse condivisione totale delle risorse, davvero non ci sarebbero né guerre né fame, se non andasse tutto agli sceicchi, ai politici, ai miliardari e soprattutto, frase che mi ha colpito, se queste persone mangiassero in piatti normali e non d'oro! Poi ci si chiede perché io amo così tanto questa donna!

Maria Devigili lo ha detto molto bene in questa canzone, sarebbe ora di accontentarsi...accontentati della bellezza che non è mai la stessa...ecco l'acqua quando serve, ecco il sole quando serve, soffia il vento quando serve, giunge il buio quando è ora.

sabato 30 aprile 2016

E io che l'ho fatta studiare a Detroit!

Non è di questa straordinaria scena che voglio parlare, ovvero di Johnny Stecchino che pronuncia questa frase quando, nei bagni dell'autogrill, capisce di essere stato tradito da Maria.

Ma, quando è iniziata questa estenuante avventura, quella è stata la prima cosa che ho pensato! Ridendo un po' amaramente, visto che è la prima volta che mi capita questa cosa.

Ero in aereo, in volo da Atlanta a Roma, quando a un certo punto si spengono tutti i video dell'aereo mentre stavo vedendo il bel film con Hugh Grant, in cui lui parte da scapolo incallito e si ritrova ad aver a che fare con questo ragazzino straordinario, Marcus. Esatto, si tratta proprio di About a boy.

Inizialmente il pilota dice che ha dovuto disattivare i video temporaneamente. Poi però, dopo circa un'ora (quindi erano già quasi 4 ore che volavamo), il pilota dice che si è rotto il sistema di rilevazione antifumo, e non se la sente di proseguire fino a Roma. Per questo ci dice che dobbiamo tornare negli Stati Uniti e che atterreremo a New York o a Detroit. Secondo voi qual era l'aeroporto più lontano? Appunto, Dertoit! Con la promessa che a Detroit avremmo trovato un aereo pronto per portarci a Roma alle 2 di notte. L'aereo c'era. Ma l'equipaggio no! E come non pensare a quella scena di Johnny Stecchino?

E così, fra le incazzature della gente, chi rivoleva i soldi indietro, chi voleva l'hotel in 10 minuti, chi voleva che si andasse a stanare un intero equipaggio a casa...beh, ho deciso di restare calmo quando ci hanno comunicato che l'aereo c'era, ma sarebbe partito alle 3 del pomeriggio.

E così, dopo avere aspettato quasi 3 ore nelle sedie vicino al fantomatico aereo, mi sono ritrovato senza hotel qui nel luogo rappresentato dalle foto qui sotto.




Siamo nella sala lounge della Delta, proprio all'aeroporto di Detroit. Mi sono fatto un paio d'ore di sonno sulla poltroncina dalle 5 e mezzo alle 8 meno un quarto circa, dopo di che mi sono preso il primo caffè e ho fatto una splendida colazione con latte e cereali. Ammetto che Candy Crash mi ha tenuto un po' di compagnia fino a quest'ora, insieme ovviamente a qualche telefonata a Maria, inclusa una videochiamata! :-) Meno male che c'è sempre lei a rassicurarmi e ad aiutarmi a prendere le cose con filosofia!

C'è da dire che il pilota ha fatto benissimo a tornare indietro! Quello che non è stato molto buono è la gestione delle emergenze. Visto che per rientrare a Detroit ci abbiamo messo circa 3 ore da quando il comandante ha deciso di fare marcia indietro, in 3 ore un equipaggio si poteva trovare benissimo.

E adesso sono le 11 e un quarto qui (in Italia sono già le 17:15) e delle 14 ore da trascorrere qui in aeroporto ne sono già passate un po', e ne mancano meno di quattro alla partenza. Sperando che non ci sia qualche altro inconveniente!

Come si suol dire caro Nico, c'è sempre una prima volta!